lunedì 7 novembre 2011

RAGU' DE ARNA... da noi si dice così!!!



La bellezza di nove anni fa, quando ancora lavoravo in centro, quando ancora ero solo mogliettina, quando ancora  mi facevo le mie belle otto ore (quando non erano spesso e volentieri dieci), quando stavo fuori casa alle 8 e rientravo quando era già buio, quando la mia casa era ordinatissima tutti i giorni della settimana e quando, quando... quando....
Si insomma, nove anni fa avevo il piacere di lavorare con una vecchia signora alquanto burbera, impertinente, maleducata, acida.....  che di bello, però, mi ha lasciato solo una cosa: questa vecchia ricetta, che propongo, ripropongo e ancora propongo tutti gli anni nella stagione fredda ed è sempre molto apprezzata, specie da chi, poi, dopo un buon piatto di "bigoli" se la sbaffa con la classica scarpetta di pane.
Dite che esagero? Questa persona, che da nove anni la apprezza, non propende per gli apprezzamenti di circostanza, nè per i complimenti per la cucina di sua moglie (anche se mangia... eccome mangia),  tranne che per alcuni piatti, tipo la trippa (blllllllllaaaaa.....) che io preparo solo per lui, per il fegato alla veneziana (già meglio) e per questo piatto, per l'appunto, il mio ragù di anatra.
Dopo nove anni penso che un posticino nel blog glielo devo pur concedere... giusto? E se lo  merita perchè tra tutti i ragù del mondo è il più buono che io abbia mai mangiato!!!

Quanto sono sbadata... e quanto non mi piace aggiungere dopo la pubblicazione di un post... ma qui è doveroso.
Questo doveva ed è il post dedicato alla ricetta della tradizione veneta (La tradizione nel piatto), solo che la mia ricetta, vuole essere una delle tante interpretazioni che le donne del posto hanno creato. La vera ricetta, in realtà si chiama "Bìgoli co' l'arna" e riporto fedelmente quanto citato dal Circuito Enogastronomico di Qualità della città di Vicenza.

LA STORIA
"Bionda Veneta, bellezza ancheggiante nelle vecchie aie vicentine. E' stata battezzata galantemente così l'antica specie di anatra dall'andamento sinuoso e dalla carne delicata. La Bionda Veneta fornisce una carne leggera ma gustosa, senza grasso evidente, ideale consistenza per il lesso. Alla Madonna del Rosario (prima domenica di Ottobre) la prelibata carne è stata sempre contesa tra il primo e il secondo, tra un piatto dei tipici Bìgoli co' l'arna e un lesso memorabile, anticipo delle ricche pietanze invernali.

IL DETTO
"Arna lessa e bìgolo tondo, a la sera i contenta el mondo".

IL TERRITORIO
I Bìgoli co' l'arna sono una specialità nata nella cittadina di Thiene e diffusa rapidamente nell'Alto Vicentino. In quelle campagne, fino a poco tempo fa, non era difficile tra prati, ruscelli e fossi, imbattersi in giovani donne, intente a pascolare oche e anatre, la cui vendita poteva loro garantire una piccola dote in vista dell'agognato matrimonio.

DOVE TROVARLO
Il piatto viene servito nei ristoranti e nelle aziende agrituristiche del Circuito Qualità

LA RICETTA TRADIZIONALE
La trovate dopo la mia ricetta.



RAGU' DI ANATRA (la mia ricetta)


450 gr di macinato di anatra
1 cipolla bianca
3 foglie di alloro
1 arancia non trattata
1/2 bicchiere di vino bianco
sale, pepe, olio evo qb


Tritare finemente la cipolla e mettere a imbiondire in un tegame con un filo di olio.
Quando la cipolla diventa trasparente, riversare nel tegame tutto il macinato e rigirare con un cucchiaio di legno per evitare che rimanga compatto e fintanto che non rimane più attaccato al tegame.
A questo punto sfumare con il vino bianco, abbassare il fuoco e aggiustare di sale e pepe.
Fintanto che il ragù riprende il bollore, tagliare a metà un'arancia, spremere e per finire tagliare a quarti molto grandi tutta la buccia dell'arancia (buccia, parte bianca... tutto ciò che vi rimane dopo averla spremuta). Riversate il succo e i pezzettoni di arancia nel tegame con le foglie di allora, fate riprendere il bollore e infine, mettete nel fuoco più piccolo che avete e lasciate cuocere coperto per 2 ore.
Una volta cotto, lasciate raffreddare completamente e quindi eliminate le arance e le foglie di alloro.
A questo punto, dopo averlo riscaldato il ragù è pronto.




BIGOLI CO' L'ARNA (la vera ricetta tradizionale vicentina - fonte: Circuito Enogastronomico di Qualità della Provincia di Vicenza)

1 anatra
sale grosso
1 carota
1 cipolla
chiodi di garofano
costa di sedanoù
prezzemolo
alloro
spicchio d'aglio
burro
sale e pepe
bìgoli


Non esiste cucina vicentina senza i bìgoli col tòrcio, una sorta di spaghetti all'uovo, tradizionalmente torchiati a mano nel bigolàro, piuttosto grossi, dalla superficie irregolare e porosa, la migliore pasta per assorbire il condimento.
Si spenna l'anatra, la si libera dalle interiora; si puliscono bene il fegatino e il ventriglio, conservando anche le altre frattaglie. Si mette sul fuoco una pentola con abbondante acqua salata e l'aggiunta di una carota, una cipolla picchiettata con chiodi di garofano, una costa di sedano, due o tre rametti di prezzemolo, una foglia d'alloro e un grosso spicchio d'aglio.
Appena l'acqua inizia a bollire vi si immerge l'anatra, il cuore e il ventriglio del volatile. Si cuoce il tutto a recipiente semicoperto per almeno un'ora, poi si scola la carne dal brodo. Si tritano finemente cuore e ventriglio precotti, assieme al fegato e alle frattaglie crude. Quindi si rosola il trito nel burro aromatizzato con foglioline di salvia, sale e pepe. Nel brodo di cottura dell'anatra si cuociono i bìgoli e si scolano al dente. Si versano quindi in una ciotola, prima scaldata, e si condiscono col sugo precedentemente preparato e con del grana grattuggiato servendoli subito.
L'anatra bollita verrà consumata come secondo piatto accompagnata da una salsa verde di mostarda vicentina, aceto, trito di verdure in composta, uovo sodo e prezzemolo.


Questo è quanto... a questo punto.... scegliete voi se la mia versione o il classico che non delude mai!!!

mercoledì 2 novembre 2011

Via spifferi.... viaaaaaa dalla mia casaaaa!!!



Che bello quando riesco a portare a termine un progetto e che bello quando mantengo le promesse.
A cosa mi riferisco? Ai paraspifferi, naturalmente.
Vi è mai capitato di arrivare a casa nelle fredde sere d'inverno e mentre percorrete il vialetto vedere uscire la luce da sotto la porta d'ingresso? A me, ancora non è capitato, perchè non ho un vialetto e manco un'ingresso al piano terra (ma che c'entra?), comunque, immaginate tutto il freddo che entra da quella fessura e cosa ben peggiore, tutto il caldo tepore che ne esce. Ma a casa mia la questione paraspifferi è nata solo per colpa di un pc. Eh si, perchè il nostro pc è su di un vecchio scrittoio che fa bella mostra di sè sotto una delle finestre della nostra camera. Nico aveva finito di lavorare al computer, come fa ogni tanto, era completamente congelato per colpa degli spifferi che entravano dalle finestre. La casa non è nuovissima, ma neppure vecchia, gli infissi sono praticamente come nuovi, ma il freddo è tremendo e quindi a volte bisogna porci rimedio. Quindi, vuoi perchè si è freddolosi, vuoi perchè un paraspifferi fa risparmiare in energia e in calore, mi sono ingeniata per farli. Su internet ho visto di tutto un pò. Paraspifferi che si acquistano dal ferramenta o nei centri fai-da-te, paraspifferi in stoffa venduti nei negozi per la casa (sottilissimi e anonimi tra l'altro), paraspifferi che arredano (e costano una fortuna) e tanto... tanto altro ancora.
Avendo una buona manualità, nonchè una spiccata fantasia, mi sono inventata un paraspifferi con materiale riciclato, fatto con poche cose che avevo a disposizione in casa e che oltre ad essere funzionale fosse anche bello.
Vi siete procurati tutto il materiale?
Allora cominciamo.

PARASPIFFERI IN MATERIALE RICICLATO


1 paio di vecchi collant coprenti di nylon a tinta unita
1 paio di vecchi collant coprenti (di nylon, cotone, lana.... a voi la scelta) nella fantasia che preferite per il rivestimento esterno
abiti dismessi scartati con l'ultimo cambio dell'armadio
nastri che si abbinano alla calza che avete scelto per il rivestimento esterno
vecchi bottoni (idem come i nastri per l'abbinamento)
forbici
ago
colla a caldo
metro da sarta
scotch


Misurate la larghezza dell'infisso per il quale andrete a fare il paraspifferi. Dalla misura, togliete almeno 5 cm (esempio: la mia porta finestra misura 94, io ho tenuto come lunghezza da considerare 89).
Stendete il vostro metro da sarta sul tavolo da lavoro e fissatelo alle due estremità con dello scotch trasparente. In questo modo, avrete sempre sott'occhio la misura.


Prendete ora un vecchio maglione o un qualsiasi altro indumento dismesso che una volta aperto completamente (tagliatelo se necessario) sia lungo esattamente come il paraspifferi che dovete fare. Dall'indumento ho ritagliato un rettangolo da 89x50 cm.
Ho steso il mio rettangolo sul piano di lavoro.
Il rettangolo funge da contenitore per l'imbottitura. Ora si tratta di creare l'imbottitura.
Io avevo un borsone di vecchi calzini.
Li ho distesi al centro dell'altezza del rettangolo e lungo tutta la sua lunghezza (89 cm) in maniera uniforme fino a formare uno strato sufficientemente grosso. Anche in questo caso, più materiale metterete e più sarà grosso il vostro paraspifferi e viceversa. Ricordate però, che se inserirete troppa stoffa per l'imbottitura, rischiate poi che l'altezza di 50 cm del rettangolo iniziale non sarà più sufficiente per contenere il tutto.



Comunque, una volta fatto ciò, cominciate ad arrotolare il salsicciotto e fissatene il bordo con della colla a caldo.
Avete così ottenuto il paraspifferi.






Ora si tratta di coprirlo, ultimarlo e decorarlo.
Per rendere omogeneo il risultato finale, dovrete ricoprire il tutto con 4 strati di collant.
Per fare ciò tagliate la parte della mutanda di entrambi i paia di collant.
Il primo e il secondo strato va fatto con i vecchi collant di nylon in tinta unita che coprono completamente eventuali scritte, disegni o colori della stoffa utilizzata per il rettangolo.
Apro una parentesi... Fare attenzione al colore dei collant che utilizzate per fare questo primo passaggio perchè influenzano il colore dei collant che avete scelto per fare il rivestimento esterno. Ad esempio, se scegliete di coprire il salsiccioto con dei collant neri, poi non dovrete usare come copertura finale dei collant bianchi perchè avrebbero la tendenza a non essere poi tanto bianchi, perchè, si sà, che le calze, per quanto siano coprenti, un minimo di trasparenza la riservano sempre.
Io, infatti ho scelto il nero come colore uniforme che copra l'imbottitura e poi il marrone come rivestimento esterno.
Chiusa parentesi.
Ora infilate la prima calza da un verso avendo cura di tirarla fino all'altra estremità. Ripetete l'operazione con l'altra calza partendo dall'altra estremità.




Ora dovreste avere un paraspifferi di colore a tinta unita.
Ora prendete le altre due calze del collant che avete scelto come rivestimento esterno e ripetete l'operazione come sopra e cioè infilandole prima da una estremità e poi dall'altra.
Concludete sigillando con ago e filo l'estremità aperta.
Non avendo utilizzato una imbottitura classica, vi ritroverete con qualche gobba, qualche avvallamento, qualche nodo e con un paraspifferi non completamente omogeneo.
Stendetelo sul tavolo da lavoro e modellatelo con le mani fino a renderlo perfettamente omogeneo.
Il vostro paraspifferi è pronto per essere decorato.
Io ho deciso di decorarlo con fiocchi, nastri e bottoni.
Con del nastro ho realizzato due fiocchi. Li ho attaccati cucendoli da entrambi i lati.


Per finire ho decorato il corpo del paraspifferi con lo stesso nastro utilizzato per i fiocchi e con vecchi bottoni avanzati che ho fissato con della colla a caldo.
I modi possono essere tanti, a seconda della fantasia e del materiale che avete a disposizione.
Ora tocca a voi.
Ecco altre mie creazioni che magari vi potrebbero ispirare.